Venti caratteristiche osservabili di un insegnante efficace (Parte 2)

Continuo con gli elementi tipici che si possono osservare, secondo l’Università del Minnesota (USA) quando ci si trova di fronte ad un intervento didattico efficace. Mi sono preso la libertà di tradurre aggiungendo dei commenti miei (tutto quello che non è in neretto). In un post precedente ho presentato i primi dieci elementi, ecco ora gli altri dieci:

  1. Trae inferenze da esempi e modelli, ed usa analogie. Una volta presentati dei modelli e degli esempi applicativi, è utile dimostrare come inferire ulteriori fatti riguardo ai modelli o alle loro applicazioni utilizzando solamente la logica ed eventuali regole (di inferenza appunto) precedentemente fornite. Per aumentare la chiarezza di ciò che spieghiamo, l’occasionale utilizzo di analogie può essere certamente di aiuto, mentre con le metafore è meglio essere più prudenti, visto che per definizione la metafora è semanticamente più lontana dal termine originario.  Se questo sembra un po’ astratto, be’, lo è :), quindi proverò con un esempio: dovendo presentare il concetto di “classe” in un corso di programmazione orientato agli oggetti, si può parlare di classe come modello, codificato in un documento di testo. Si può poi parlare di una serie di oggetti creati applicando la definizione della classe così come appare nel documento di testo. Questi oggetti saranno di fatto aree di memoria di un elaboratore che i programmi potranno utilizzare per immagazzinare informazioni e fare (si spera) qualcosa di utile. Chiaro? Se non lo è, pensate a quando, da bambini, giocavamo al mare riempiendo di sabbia umida delle forme cave di plastica (stelle, animali, ecc.) e poi le utilizzavamo, ruotandole abilmente, per creare tante stelle e animali di sabbia. Ebbene, possiamo immaginare che le forme cave siano le classi e le copie di sabbia di una certa forma siano gli oggetti generati da quella classe.
  2. Mette gli studenti a proprio agio, e permette loro di parlare liberamente. Io aggiungerei che anche il docente deve essere a proprio agio, altrimenti diventa tutto più difficile. Mentre va da sè che l’atteggiamento e il linguaggio non verbale diventano importanti in questo contesto, anche cercare di non urtare la suscettibilità degli studenti costituisce un esercizio di sensibilità da parte del docente.
  3. Insegna in maniera appropriatamente veloce, fermandosi per verificare l’apprendimento. Nella mia esperienza è meglio, avendo un certo tempo a disposizione, essere sintetici e poi verificare l’apprendimento piuttosto che utilizzare lo stesso tempo per una spiegazione più prolissa.
  4. Comunica tenendo in considerazione il livello di tutti gli studenti nella classe. Difficile, ma possibile. Mi trovo spesso in questa situazione quando tengo corsi di programmazione senza prerequisiti particolari. C’e’ sempre chi ha precedenti esperienze che si potrebbe annoiare con un ritmo troppo lento, e chi parte da zero che si potrebbe perdere con un ritmo troppo rapido. Qui la soluzione più efficace che ho trovato è adottare un ritmo lento fornendo delle sfide ai più “esperti” (la cui esperienza rimane da verificare!) in modo da coinvolgerli, ad esempio, anche nella didattica e nell’aiutare i colleghi.
  5. Ha il senso dell’umorismo! Questo elemento dipende così tanto dalla persona e dalla sua sensibilità che risulta difficile esprimersi a riguardo. Un consiglio che mi sento di dare riguarda i corsi online, specie se fruiti da persone che appartengono a diverse culture. Rinunciateci: meglio mantenere uno stile neutro, sobrio, educato, ed efficiente.
  6.  Utilizza la comunicazione non-verbale, come la gestualità, il camminare, ed il  contatto visivo per sottolineare i suoi commenti. Questo è qualcosa che si può allenare, e costituisce una fonte inesauribile di informazioni. Uno spettacolo di un mimo può dare un’idea, anche se ognuno dovrebbe seguire il proprio istinto e la propria personalità.
  7. Si presenta in classe come se stesso. Caratterialmente questo aspetto è per me sempre stato facile, ma capisco che possa variare molto a seconda delle persone. Di certo non pensare troppo agli atteggiamenti da tenere in classe permette di concentrarsi meglio sulla didattica.
  8. Si focalizza sull’obiettivo didattico e non lascia che la classe sia fuorviata. Il docente dovrebbe sempre avere il controllo dell’intervento didattico, e quindi sapere ad esempio quando è opportuno limitare il tempo dedicato a interventi non pertinenti.
  9. Utilizza il feedback degli studenti e di altri soggetti per valutare e migliorare la didattica. E’ veramente importante chiedere del feedback, anche informale, per fare meglio la prossima volta. Nei corsi online, in particolare, grazie al grande numero di studenti che tipicamente partecipano, una attenta disamina di un forum e delle statistiche di fruizione di un corso (quanti studenti ci sono, quanti sono realmente attivi, quanti hanno risposto correttamente ad una certa domanda)  può indicare cosa funziona e cosa non funziona nella nostra didattica.
  10. Riflette sul proprio modo di insegnare per migliorarlo. Questo è un processo che non si può mai considerare concluso. Mi piace mettermi sempre in gioco, non considerarmi mai “arrivato”, osservare i tanti bravi docenti che ci sono in giro, e imparare da loro.

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